Dazi USA sul vino europeo: cosa cambia davvero per chi vende direttamente dall’Italia

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Giulia Scatto

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Il 2 aprile 2025, il Presidente Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 20%la misura colpisce in modo trasversale anche il comparto vitivinicolo, rendendo più costoso l’accesso al mercato USA attraverso i canali tradizionali. Ma per chi ha scelto di puntare sulla vendita diretta, il quadro cambia.

Il canale diretto D2C come risposta alle barriere doganali

Nel contesto attuale, la vendita diretta online non è solo una scelta di posizionamento commerciale, ma una vera e propria strategia per ridurre l’impatto delle barriere fiscali e doganali.

Attraverso il proprio e-commerce, i produttori italiani possono gestire direttamente la relazione con il cliente americano, costruendo un modello di vendita completamente autonomo. Questo approccio non solo rafforza il legame con il consumatore finale, ma rappresenta una leva concreta per riassorbire – almeno in parte – l’impatto dei nuovi dazi.

Nel canale D2C, infatti, la marginalità può superare il 70%, contro i margini minimi offerti dai canali distributivi tradizionali. È proprio questa differenza che permette, anche in presenza di barriere doganali, di mantenere prezzi competitivi per il cliente e sostenibilità per il produttore. Al contrario, nella distribuzione classica, i dazi rischiano di tradursi in aumenti a scaffale che penalizzano le etichette italiane, lasciando campo libero a vini di altri Paesi più agevolati fiscalmente.

È fondamentale sottolineare che canale diretto e canali tradizionali non sono in conflitto, ma in questo momento ancor di più alleati strategici.

In questa fase, il modello D2C rappresenta una leva agile che permette di garantire continuità nella distribuzione, offrendo un canale alternativo per servire i consumatori finali, senza che gli importatori locali perdano il proprio bacino di clientela.

Anzi, è proprio grazie alla vendita diretta che il mercato può restare vivo e reattivo, con prezzi solo lievemente ritoccati e una domanda che continua a essere alimentata. Le etichette italiane restano così visibili, accessibili e rilevanti agli occhi dei consumatori americani, pronte a riprendere pieno slancio nei canali tradizionali non appena i dazi saranno – auspicabilmente – revocati.

Non è solo un tema estero: anche in Europa i dazi esistono, ma si chiamano accise

Vale la pena ricordarlo: anche all’interno dell’Unione Europea, dove vige la libera circolazione dei beni, le accise sui prodotti alcolici restano una barriera fiscale reale, diversa per ogni Stato membro. Sono, a tutti gli effetti, dei dazi con un altro nome.

Per questo è fondamentale affrontare le vendite transfrontaliere con strumenti adeguati e conformi alle normative dei singoli Paesi.

Conclusione

I dazi imposti dagli Stati Uniti nel 2025 potranno cambiare le regole del gioco per l’export del vino italiano. Ma non chiudono le porte: al contrario, valorizzano il potenziale di chi ha già scelto la vendita diretta come canale centrale.

📌 Direct From Italy è al fianco delle aziende che vogliono affrontare questo cambiamento con competenza, indipendenza e piena conformità. Perché il futuro del vino italiano nel mondo passa da strumenti nuovi, capaci di superare i confini, anche quelli fiscali.

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